Il bullismo è un meccanismo usato da persone che si sentono inferiori per sentirsi più forti.

 

Il bullismo è una forma di violenza che viene esercitata da persone che hanno scarsa stima di sé.

 

Chi non è sicuro di sé, per sentirsi superiore o accettato dalla società, schiaccia le persone più deboli di lui o che all’apparenza sembrano tali; ma secondo me la vittima è molto più forte del bullo.

Sono alcuni dei pensieri dei ragazzi dell’Istituto “Leonardo Da Vinci” di Roma, raccolti nel manuale Bulli e cyberbulli ora basta! – Informare e prevenire. Una guida per genitori, insegnanti e studenti.

Il volume, pubblicato da EPC Editore, è stato realizzato a cura dell’AIED Roma – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica – che già due anni fa aveva lanciato una gara di idee per dare voce ai giovani impegnati nel contrasto al bullismo.

Il manuale analizza i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in tutte le loro sfaccettature. Innanzitutto, gli aspetti psicologici e sociali: da cosa nasce il comportamento dei bulli, le conseguenze sulle vittime, il ruolo dei genitori e degli insegnanti, la paura di intervenire da parte degli ragazzi che osservano in silenzio, e il branco – senza il quale, forse, il bullo stesso non esisterebbe – pronto ad appoggiare violenze e angherie. E poi, le leggi che riguardano il bullismo e il cyberbullismo, l’importanza di usare la rete con consapevolezza per evitare i comportamenti a rischio, la cittadinanza digitale, l’azione della polizia postale.

DOqThrBXcAE55cjCiò che emerge è la mancanza di empatia che porta alcuni ragazzi ad essere aggressivi e violenti senza provare sensi di colpa.

Sono due i concetti chiave da cui partire per aiutare i più giovani a inserirsi in modo adeguato nel contesto sociale: la competenza emotiva, cioè la capacità di comprendere le emozioni altrui, e la competenza sociale, cioè la capacità di instaurare relazioni positive e raggiungere i propri obiettivi senza danneggiare gli altri.  

A tal fine, è fondamentale il ruolo della famiglia e della scuola, le due principali agenzie educative per la formazione degli adulti di domani. Spesso le vittime di bullismo provengono da famiglie iperprotettive; gli adolescenti che invece crescono in famiglie troppo permissive, indifferenti o violente, rischiano di diventare prepotenti e di prevaricare sugli altri.

Allo stesso modo, tutte le componenti della scuola devono contribuire alla crescita armonica dei ragazzi: gli insegnanti, osservatori diretti della vita in classe, devono essere in grado di riconoscere i comportamenti a rischio e di punire prepotenze e angherie, stimolando i ragazzi al lavoro di squadra; il consiglio di classe deve stabilire le strategie di intervento con le famiglie; i genitori devono essere consapevoli del fenomeno e delle sue gravi conseguenze, dialogando apertamente con i figli, stimolandoli a svolgere attività costruttive nel tempo libero, stringendo un’alleanza con insegnanti e presidi, insegnando ai figli il rispetto per il loro ruolo. E poi, ancora, i collaboratori scolastici, che hanno la possibilità di dialogare con gli studenti nei corridoi, nei momenti di pausa, quando gli insegnanti non sono presenti, devono vigilare e prevenire le situazioni di disagio. Gli studenti, infine, devono essere coinvolti nelle iniziative scolastiche per favorire la collaborazione e il giusto clima relazionale. Soprattutto contro bullismo e cyberbullismo, perché, come spiegano loro stessi, il silenzio non aiuta.

Al benessere dei ragazzi contribuiscono anche le istituzioni, le associazioni, lo sport, che, come spiega Riccardo Viola, presidente del CONI Lazio, aiuta i giovani a crescere bene grazie alla sua capacità di aggregazione.

Una piccola, grande comunità educante.