Il cyberbullismo è un mostro dai mille volti capace di stritolare e distruggere le sue prede in modo più cattivo e vigliacco rispetto al bullismo “tradizionale”.

Ragazzi che scattano foto al compagno di classe preso di mira e se le scambiano ridacchiando su Whatsapp, utilizzando chat di gruppo in cui ovviamente la vittima non è invitata a partecipare; magari facendo fotomontaggi e ritocchi di dubbio gusto, che però i “capibanda” trovano divertenti e che tutti gli altri sono costretti ad approvare. Pagine Facebook create appositamente per offendere e per umiliare una persona; persona con l’unica colpa di sentirsi debole e di non riuscire a reagire alle angherie dei suoi cyberbulli. Queste e altre scene, purtroppo, sono diventate molto frequenti nella vita di tutti i giorni, non solo tra i banchi di scuola. 

Abbiamo parlato di cyberbullismo con Roberta Rizzi, tarantina, laureata in Giurisprudenza e specializzata in Informatica giuridica a Bologna. Attualmente si occupa di privacy su internet, reati informatici e pubblica amministrazione digitale.

Cos’è il cyberbullismo?
Per bullismo si intende una forma di oppressione fisica o psicologica esercitata da una o più persone nei confronti di un altro soggetto. Il cyberbullismo è dunque una forma di bullismo che utilizza i nuovi mezzi di comunicazione.

Quali sono i canali più utilizzati dai cyberbulli?
Certamente i principali social network (Facebook, Instagram), Whatsapp e le piattaforme di condivisione video come Youtube.

Quanto è diffuso il fenomeno?
Il Rapporto Istat 2014 sul bullismo evidenzia una percentuale preoccupante di diffusione del fenomeno: più del 50% degli intervistati 11-17enni ha dichiarato di essere rimasto vittima, nei 12 mesi precedenti l’intervista, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento.

Quali conseguenze può causare nelle vittime?
Le conseguenze sono simili a quelle causate dal bullismo “tradizionale”, con la differenza che il cyberbullismo è più pervasivo, in quanto può contare sull’assenza di barriere geografiche e fisiche, nonché sull’anonimato. Le conseguenze psicologiche che si riscontrano nelle vittime spaziano dalla paura al rifiuto di andare a scuola o di fare sport, all’ansia sociale, fino a gesti estremi.

Qual è il limite tra gli atti di bullismo e il reato? Per esempio, chi diffonde foto di una persona sul web accompagnandole da commenti offensivi è perseguibile dalla legge? Soprattutto nel caso in cui i colpevoli siano minorenni.
Il bullismo e il cyberbullismo possono configurare fattispecie perseguibili penalmente. In particolare, possono configurare il reato di Diffamazione, perseguibile ai sensi dell’art. 595 c.p, nonché il reato classificato come “Atti persecutori” ex art. 612 bis c.p. Quest’ultima fattispecie, nota anche come stalking, punisce chi, in maniera reiterata, minaccia o molesta qualcuno, causandogli un grave e perdurante stato di ansia o di paura. Le pene sono molto severe e si può arrivare anche a cinque anni di reclusione. Se il colpevole è un minorenne, bisogna distinguere: per chi ha meno di 14 anni esiste una impunità totale ex lege, cioè non si è perseguibili; per chi ha più di 14 anni, invece, le pene sono ridotte. Naturalmente si è anche responsabili civilmente rispetto al risarcimento del danno causato alla vittima. In un caso, un giudice di Milano ha condannato i genitori di due quindicenni a risarcire con una somma record di 50.000 euro la giovane vittima di bullismo.

In che modo la legge tutela le vittime di cyberbullismo?
Anzitutto, è fondamentale che i genitori a casa e gli insegnanti a scuola vigilino sul corretto uso che i minori fanno di internet. Ciò per prevenire o intervenire tempestivamente in caso di comportamenti devianti, abusi o reati veri e propri. Nel caso di reati commessi attraverso l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione, ci si deve rivolgere alla Polizia Postale. Lo si può fare a partire dal sito istituzionale o presso le sedi territoriali. A seguito di segnalazione o denuncia, la Polizia Postale interviene riuscendo, nella maggior parte dei casi, a risalire al dispositivo dal quale il reato è stato commesso, e di conseguenza identificandone l’autore.

Per concludere, il web è più un veicolo per accrescere le prepotenze dei cyberbulli o uno strumento per denunciare e combattere il fenomeno?
Entrambe le cose. Il web, con la sua pervasività, purtroppo è un potente strumento per chi vuole sfogare le proprie frustrazioni e fare del male agli altri in maniera anonima o semi-anonima. Ma ormai il fenomeno del cyberbullismo è diventato oggetto di grande attenzione da parte di vari attori sociali quali Istituzioni, società civile e social network stessi. Ad esempio, Facebook ha predisposto un’utile piattaforma di contrasto al bullismo che dispensa ottimi consigli su come difendersi dai cyberbulli. Utilissimo in questo senso anche il progetto “Smonta il bullo” del Ministero della Pubblica Istruzione.