Giovani che aiutano altri giovani a tirar fuori i propri talenti: sono i membri dell’associazione Future Is Now – Finas, formata da ragazzi di tutta Italia, dai 16 ai 30 anni, che hanno deciso di restare nel nostro Paese per portare un cambiamento positivo, a partire dalla scuola. L’associazione si propone, in particolare, di promuovere le startup giovanili, di valorizzare la cultura e l’istruzione, di sensibilizzare la società e gli studenti sul tema del bullismo e del cyberbullismo.

Tra le iniziative promosse da Finas c’è il Premio Future Is Now – Vivere Da Sportivi, un contest che ha coinvolto i ragazzi di tutta la Penisola nella realizzazione di video, spot ed elaborati multimediali sulla funzione educativa dello sport come palestra di vita, per abbattere tutte le barriere e stimolare i giovani ad adottare comportamenti etici e corretti, in pieno spirito olimpico.

La cerimonia si è svolta a Roma al Centro Alti Studi per la Difesa (CASD). Il premio della categoria bullismo e cyberbullismo è stato consegnato agli studenti del liceo artistico “Bruno Munari” di Vittorio Veneto (TV). Per il presidente nazionale di Finas, Vittorio Di Vincenzo, è la dimostrazione non solo di come l’associazionismo possa coinvolgere attivamente gli studenti in progetti socialmente utili, ma anche di come in tal modo è possibile realizzare dei prodotti multimediali di valore. «Molto spesso – spiega la Finas – le campagne del Miur sul tema del bullismo e del cyberbullismo non coinvolgono attivamente gli studenti, nonostante i costi di realizzazione».

Per l’occasione abbiamo intervistato Antonio Lovaglio, vicepresidente di Future Is Now.

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Che età hanno i ragazzi da cui ricevete segnalazioni di episodi di bullismo?

I ragazzi da cui riceviamo le segnalazioni, nella maggior parte dei casi, hanno un’età che va dai 12 ai 17 anni, da parte degli studenti e delle famiglie, ma in alcuni casi abbiamo ricevuto anche segnalazioni da parte di famiglie per casi avvenuti in scuole elementari. È importante sottolineare che, in alcuni casi, vi è stata una gravissima assenza di interventi da parte delle istituzioni o degli uffici scolastici territoriali.

È più pericoloso il bullo o lo spettatore silente?

Entrambi, il muro di omertà che accompagna certi episodi è davvero preoccupante, specialmente al sud e tra le studentesse. Serve agire anche in quei territori più isolati ed emarginati per coinvolgere gli studenti in percorsi di educazione, partecipazione e rispetto reciproco anche con strumenti alternativi alla didattica ed alle regole imposte, le campagne realizzate fino ad ora dalle istituzioni sono state dispendiose e con risultati scarsi.

Sulla base della vostra esperienza, il bullismo è realmente un fenomeno in crescita o ne è aumentata la percezione, perché gli episodi di bullismo hanno una risonanza mediatica sempre maggiore?

Di bullismo e di cyberbullismo se ne parla tanto, è vero, nella maggior parte dei casi vi è un allarmismo per episodi gravi ma isolati, ricordiamo che devono essere atti ripetuti nel tempo e spesso i veri episodi di bullismo vengono alla luce tardivamente. Abbiamo riscontrato nel 2017 rispetto al 2016 segnalazioni e percezioni da parte delle famiglie di casi di sexting, ludopatia e adescamento, quest’ultimo dovuto anche all’incoscienza da parte delle studentesse adolescenti a sembrare più grandi ed esporsi con disinibizione su alcuni social-network come ad esempio Instagram, con la pubblicazione di contenuti e foto delle volte inappropriati.

Il ruolo dei social network, tra veicolo di cyberbullismo e strumento di denuncia.

Il ruolo dei social network ad oggi è molto importante, per questo secondo noi serve anche una maggiore tutela della privacy dei minori. Abbiamo rilevato che i progetti che vengono portati avanti dalle istituzioni, come ad esempio Generazioni Connesse, sono sconosciuti a molti studenti e a volte anche ai docenti, a dimostrazione che le campagne di comunicazione adottate dalle istituzioni non hanno saputo veicolare il messaggio correttamente senza innovarsi nei contenuti da una campagna all’altra.

Come fare per educare i giovani a non usare le nuove tecnologie con troppa leggerezza?

Crediamo che serva una vera e propria educazione al corretto uso dei media, su questo vi è anche una raccomandazione europea disattesa dall’Italia, abbiamo chiesto alla Ministra Fedeli di istituire una consulta delle associazioni sul bullismo ma ad oggi non abbiamo ricevuto risposte. Dal 2007 al 2017 l’impegno del Miur per affrontare il bullismo e il cyberbullismo è stato un impegno economico che fattivamente non ha prodotto risultati efficienti, con iniziative e attività che sono state poco incisive e molto simili negli anni con un balance tra costi per l’erario e benefici per gli studenti da valutare, motivo per cui abbiamo quasi concluso una ricerca con le documentazioni del Miur alla mano in merito.

Guida al bullo 2.0: cos’è e a chi è rivolta?

La Guida al bullo 2.0 è un testo gratuito rivolto a studenti e famiglie che affronta in generale il tema del bullismo, del cyberbullismo e della sicurezza in rete, giunto alla seconda edizione aggiornata è stata diffusa in oltre 20000 copie distribuite sul territorio nazionale, strumento diffuso e supportato anche dalle istituzioni, a livello locale quali ad esempio all’iniziativa “Palermo Chiama Italia” del 23 maggio 2017 e la promozione sul portale del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Abbiamo proposto che venga inserita all’interno della campagna di comunicazione del SIC III Progetto Generazioni Connesse, come strumento gratuito a disposizione di chi voglia usufruirne. L’impegno di Finas si rafforza quotidianamente con collaborazioni con associazioni territoriali e nuove attività, tra queste il Festival dei Giovani ed il premio Future is Now-Vivere Da Sportivi.