So di essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro.
Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali fra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.

Fin dalle prime righe di Wonder sentiamo sulla nostra pelle tutto il disagio di August e il suo desiderio di avere una vita normale: camminare per strada senza essere fissato, andare a scuola, avere degli amici, essere trattato come tutti gli altri bambini.

Dopo 27 operazioni al volto, e dopo aver indossato per anni un casco da astronauta per nascondere il suo aspetto, August si trova di fronte a una svolta. I suoi genitori decidono che è arrivato il momento per lui di affrontare il mondo: non può vivere per sempre sotto la bolla di vetro che lo protegge dalle cattiverie della gente e al tempo stesso gli toglie ogni possibilità di aprirsi agli altri.

Così, August si iscrive a scuola per la prima volta. Le medie sono state un incubo per molti di noi, figuriamoci per un ragazzo sensibile come Auggie. Grazie alla scrittura coinvolgente di R.J. Palacio, mentre il ragazzo attraversa il cortile, proviamo con lui la sensazione di essere come “un agnello al macello”, il suo terrore ma al tempo stesso il desiderio di aprirsi al mondo, il bisogno di essere giudicato per ciò che ha dentro, non per la sua faccia.

Vediamo attraverso i suoi occhi i ragazzi che si girano dall’altra parte, che abbassano lo sguardo dopo averlo notato. Poi ci sono i classici maleducati che fanno facce schifate, si portano la mano alla bocca e si danno gomitate. August è solo, nessuno gli rivolge parola e nessuno vuole sedersi accanto a lui.

Nessuno tranne Jack. Quello che diventerà il miglior amico di Auggie è il ragazzino che tanti anni prima lo aveva incontrato in gelateria e si era portato le mani alla bocca per l’orrore quando aveva visto il suo volto. Chissà che per l’autrice non sia un modo di riscattarsi da ciò che le è successo prima di scrivere il libro, quando è scappata via con i suoi figli da una bambina che aveva la sindrome di Treacher-Collins, la stessa di Auggie, che provoca malformazioni al volto. Un modo per dire “mi dispiace”, per abbracciare idealmente quella bambina, per scusarsi di non essere stata gentile, per aver causato sofferenza a lei e alla sua famiglia.

Se Jack diventerà il miglior amico di August, Julian sarà il suo tormento, il classico ragazzino ricco che fa il ruffiano con gli adulti e tratta male quelli di cui non ha bisogno. Ipocrita e manipolatore, non compirà atti plateali di bullismo contro il bambino “deforme”, ma inizierà una guerra a colpi di esclusione e di isolamento.

Perché leggere Wonder?

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Sono tantissimi gli insegnamenti che si possono trarre da questo libro. Il primo è che uno sguardo, una parola, una risata al momento sbagliato possono far male a tal punto da spingere qualcuno a non voler più uscire di casa. La storia di August insegna l’empatia ai ragazzi di tutte le età, in particolare a quelli che stanno vivendo un periodo di transizione.

Dopo un periodo difficile, per August le cose cambieranno. I suoi compagni si abitueranno al suo volto e inizieranno ad apprezzare le sue qualità, aiutati dal fatto che Auggie fa spesso battute sul suo aspetto. August è un bambino come gli altri: gli piacer ridere, giocare ai videogiochi, adora Guerre Stellari, ha un cane dolcissimo e una sorella maggiore con cui ogni tanto litiga.

Anche chi ha provato a isolarlo resterà con un pugno di mosche in mano. All’inizio si può attirare il branco con le bugie, manipolando gli altri, ma le persone intelligenti prima o poi si stancano di seguire comportamenti patetici.

La mancanza di empatia può avere diverse cause: la crescita in contesti violenti, con modelli educativi sbagliati; l’insicurezza che porta a essere sensibili solo verso se stessi, pretendendo attenzioni a discapito del più debole; o semplicemente troppi vizi e mancanza di educazione. In ogni caso, i bulli vedono una potenzialità in un’altra persona e vogliono distruggerla. Come sconfiggerli? Continuando a sorridere, dimostrando che hanno torto, privandoli dell’appoggio del branco.

Un altro insegnamento di Wonder è l’importanza del ruolo degli adulti, che vedono tutto anche quando sembrano non accorgersi di ciò che accade, e al momento giusto sanno come intervenire per tutelare chi ha bisogno di aiuto.

Se proprio volessimo trovare un difetto, August è circondato da fin troppe persone splendide; nella vita di tutti i giorni, purtroppo, spesso non è così. Sarebbe così facile andare d’accordo, prestare la giusta attenzione all’altro e sapersi mettere nei suoi panni, per capire il modo giusto di comportarsi. La gentilezza non costa nulla. Eppure c’è tanta gente che si rifiuta di averla.

Quella di August è una storia di formazione, raccontata da molteplici punti di vista con una scrittura leggera e scorrevole, a tratti divertente, a tratti pungente e drammatica. Auggie dovrà affrontare una serie di difficoltà per farsi accettare dagli altri e trovare il suo posto nel mondo. Per essere ricordato per qualcosa che non abbia a che fare con la sua faccia. Scoprire il suo talento, cosa lo rende un “prodigio”. Wonder, appunto. Perché tutti “vinciamo il mondo”.